Terapia Renale Cronica: Dieta e Nutrizione per Gestire l'IRC

La terapia dietetica mirata dell’Insufficienza Renale Cronica

La terapia dietetica mirata dell’Insufficienza Renale Cronica
20 Gennaio 2021 Fabrizio D'Agostino
In Blog, Nutrizione

Cos’è l’Insufficienza Renale Cronica

L’insufficienza renale cronica è una condizione clinica che sopraggiunge in presenza di un
danneggiamento dei reni e di una compromissione irreversibile della loro capacità funzionale,
solitamente a seguito di una malattia renale cronica.
La sua evoluzione è legata in parte alla malattia renale stessa e in parte alla presenza di eventuali
fattori di rischio, principalmente ipertensione arteriosa e diabete mellito che, danneggiando
l’intero organismo, sono in grado di coinvolgere e compromettere anche i reni.
Instabilità della pressione arteriosa, nausea, scarso appetito, gonfiore, aumento di peso e disturbi
del sonno sono i sintomi più frequentemente riscontrati nei pazienti con IRC.
Infatti, essendo i reni i principali organi deputati alla depurazione dell’organismo, il soggetto con
IRC sarà fortemente “intossicato”: il suo corpo infatti accumulerà prodotti metabolici di scarto,
sale e acqua.
Al fine di evitare un’ulteriore progressione della patologia e una condizione di uremia terminale,
che necessita dialisi e/o trapianto renale, accanto all’imprescindibile trattamento medico, una
terapia dietetica mirata può senz’altro aiutare nella gestione della patologia.

La terapia dietetica

La terapia dietetico-nutrizionale è una componente importante della gestione conservativa del
paziente affetto da insufficienza renale cronica ed è fondamentale che essa si integri
perfettamente con le terapie farmacologiche.
Il mantenimento di uno stato nutrizionale idoneo rappresenta senz’altro l’obiettivo primario della
terapia; insieme ad esso, è fondamentale anche ridurre le complicanze e ritardare quanto più
possibile l’inizio della dialisi.
La Società Italiana di Nefrologia ha indicato in un documento di consenso la terapia dietetica più
corretta per IRC.
Essa deve innanzitutto coprire il fabbisogno energetico del soggetto: un apporto calorico inferiore
infatti comporterebbe l’utilizzo delle proteine a scopo energetico, esacerbando ulteriormente i
sintomi.
Al contempo però, il professionista dovrà orientarsi verso un piano dietetico che preveda una
riduzione dell’apporto di proteine, di fosforo e di sodio.
In particolare, nei soggetti con IRC, l’apporto di proteine può arrivare anche a 0.6 g/kg/die,
dipendentemente dal valore del filtrato glomerulare.
È bene però prestare attenzione al valore biologico delle proteine introdotte: infatti, quanto
minore sarà l’apporto proteine, tanto maggiore dovrà essere la quota di proteine a elevato valore
biologico. Dunque, le proteine di alimenti quali carne, pesce, uova e latte potrebbero arrivare a
rappresentare fino all’80% della quota proteica totale nei pazienti con diete fortemente
ipoproteiche.
A tal proposito, è bene anche sottolineare come non vi sia alcun razionale scientifico per una
iperproteica in caso di proteinuria elevata: al contrario, studi scientifici suggeriscono come la
riduzione di proteine alimentari abbia effetti anti-proteinurici.

Nel contesto di una dieta ipoproteica, il raggiungimento della quota calorica ottimale può essere
ottenuto elevando la percentuale di carboidrati (55-65% dell’energia giornaliera) e lipidi dalla
dieta. Nel caso dei lipidi però, dati i frequenti quadri dislipidemici riscontrati nei soggetti con IRC, è
fondamentale puntare sulla qualità e ridurre quindi l’assunzione di colesterolo e di grassi insaturi.
Forti alleati nella terapia dietetica per pazienti con IRC sono i prodotti aproteici, costituiti
prevalentemente da carboidrati e praticamente privi di proteine, fosforo, sodio e potassio.
La loro scarsa palatabilità e il loro elevato costo li rende spesso non particolarmente graditi dai
pazienti; d’altro canto il loro utilizzo permette di mantenere il consumo di proteine ad alto valore
biologico e di ridurre l’uso di cereali e derivati che invece contengono proteine a scarso valore
biologico.

Perché è importante la terapia nutrizionale

La terapia dietetica nutrizionale dell’IRC deve essere gestita dal professionista considerandone le
controindicazioni e gli effetti collaterali e verificandone i risultati.
Non di rado infatti il paziente può rifiutarsi di seguire le norme dietetiche per problemi economici,
per assenza di motivazione o per la scarsa palatabilità dei cibi.
In tal caso è bene che il professionista, a seguito di valutazione oggettiva dei dati, educhi con
empatia il paziente alla terapia.
Essa infatti oltre a ritardare la necessità di terapia sostitutiva, può contrastare anche la disbiosi,
spesso riscontrata nei pazienti con IRC, condizione che contribuirebbe ulteriormente al danno
cardiovascolare e all’intossicazione.
Inoltre, considerando la forte incidenza delle malattie renali croniche (7-8% della popolazione) e
gli importanti costi legati alla terapia sostitutiva renale o ai trapianti, ritardare l’inizio della dialisi
attraverso una mirata terapia nutrizionale potrebbe comportare un significativo risparmio
economico e di risorse.

AUTORE
Dott. Fabrizio D’Agostino

  • Laureato in Scienze Motorie
  • Laureato in Biotecnologie per la salute
  • Laurea specialistica in Scienze della Nutrizione Umana
  • Master in Dietetica Applicata allo Stile di Vita: dalla Sedentarietà all’Attività Sportiva
  • Presidente della SIFA (Società Italiana Fitness e Alimentazione)
  • Ideatore del software per l’allenamento Fitnessplay.net 
  • Ideatore del software nutrizionale Sifadieta.com

 

Bibliografia
La terapia dietetica nutrizionale nella gestione del paziente con Malattia Renale Cronica in fase
avanzata per ritardare l’inizio e ridurre la frequenza della dialisi, e per il programma di trapianto
pre-emptive, Cupisti A. et al, Giornale Italiano di Nefrologia, 2018
Sitografia
www.humanitas.it

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