VITAMINA D: MOLECOLA CHIAVE PER LA SALUTE - Sifa Formazione

VITAMINA D: MOLECOLA CHIAVE PER LA SALUTE

VITAMINA D: MOLECOLA CHIAVE PER LA SALUTE
31 Maggio 2022 Fabrizio D'Agostino
In Blog, Fitness, News, Nutrizione

La vitamina D non serve solo a fissare il calcio nelle ossa, una funzione che pure è fondamentale per prevenire il rachitismo nei bambini e l’osteoporosi negli anziani. Nella sua forma attivata, la vitamina D agisce in realtà come un ormone che regola vari organi e sistemi ed è importante nel controllo dell’infiammazione e del sistema immunitario. Una sua carenza è stata associata a diversi tipi di malattie, dal diabete all’infarto, dall’Alzheimer all’asma o alla sclerosi multipla. Della vitamina D si conoscono le proprietà antinfiammatorie e l’azione sul sistema immunitario, ma si sa anche che molti organi e tessuti umani presentano recettori di questa vitamina. Gli scienziati ritengono che svolga un ruolo importante non solo per la salute delle ossa, ma anche per il benessere complessivo dell’organismo.  La sua azione sembra estendersi anche al microambiente che circonda le cellule tumorali, rendendolo un terreno inospitale al cancro, grazie agli effetti sulla componente immunitaria.

In studi di laboratorio la vitamina D ha dimostrato di svolgere attività potenzialmente in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo del cancro: infatti frena la crescita delle cellule, ne favorisce la differenziazione e la morte programmata (apoptosi), e riduce la formazione di nuovi vasi (angiogenesi). Lo studio europeo EPIC ha mostrato che le persone con i più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente. Un legame simile sembra esistere anche per altri tipi di tumori. Questi risultati, ottenuti in laboratorio, non hanno però trovato una piena conferma nella clinica, ovvero negli studi con i pazienti. Si può quindi ipotizzare che alti livelli di questa vitamina nel sangue non siano direttamente responsabili del minor rischio, ma semplicemente rispecchino abitudini più sane a cui va attribuito il merito di proteggere l’individuo dal cancro. Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato che, sebbene la vitamina D non sembri ridurre in modo significativo il rischio di insorgenza dei tumori, adeguati livelli di questa vitamina nel sangue possono migliorare le possibilità di sopravvivenza in chi si ammala di cancro. L’effetto più importante sarebbe quindi non tanto sull’incidenza dei tumori, ma sulla loro progressione.

Come si forma e quanta ce ne vuole? 

Il 10-20% del fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall’alimentazione. I cibi in cui se ne trova di più – oltre a quelli che ne sono arricchiti a livello industriale, come molti cereali per la prima colazione – sono i pesci grassi (come salmone, sgombro e aringa), il tuorlo d’uovo e il fegato. Tutto il resto si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una proteina specifica la trasporta fino al fegato e al rene, dove viene attivata. I livelli minimi di concentrazione di vitamina D nel sangue raccomandati dall’Institute of Medicine statunitense sono di 20 nanomoli/litro; Di recente l’Agenzia italiana del farmaco ha aggiornato le indicazioni per la prevenzione e il trattamento della carenza di vitamina D negli adulti, stabilendo che i valori desiderabili rientrano nell’intervallo tra 20 e 40 ng/mL, e considerando invece un campanello d’allarme cui porre rimedio valori inferiori a 20 ng/mL. In genere, per assicurarsi l’apporto necessario, è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta.

Tra i neonati e gli anziani, però, che spesso escono poco di casa e si espongono meno dei giovani al sole, un deficit è abbastanza comune. Per questo nel primo anno di vita si somministrano gocce di vitamina D e molti medici ritengono opportuno prescrivere supplementi anche a tutti i loro pazienti oltre una certa età. Durante la primavera, l’estate e l’autunno, 10-15 minuti di esposizione al sole (su braccia e viso, o braccia e gambe/mani) dalle 10:00 alle 15:00 possono produrre un’adeguata vitamina D nelle popolazioni di carnagione chiara. Tuttavia, la melanina epidermica degli individui dalla pelle più scura significa che è necessaria una maggiore esposizione per la sintesi cutanea di vitamina D. I neonati e gli adolescenti sono popolazioni a rischio a causa della rapida crescita scheletrica dopo la nascita e durante la pubertà. È stato dimostrato inoltre che il 96% dei casi di rachitismo si verificava nei bambini allattati al seno. Poiché è noto che il latte materno contiene pochissima vitamina D anche nelle madri ricche di vitamina D (15-50 UI/L), i bambini allattati esclusivamente al seno, in particolare quelli nati da madri carenti di vitamina D, sono più a rischio di rachitismo. I neonati pretermine sono ancora più inclini alla carenza di vitamina D a causa della mancanza di trasferimento transplacentare della vitamina D durante il terzo trimestre. Gli studi hanno dimostrato che i bambini, in particolare i neonati, possono richiedere una minore esposizione al sole rispetto agli adulti per produrre quantità adeguate di  questa vitamina a causa della loro maggiore superficie in rapporto al volume e della migliore capacità di produrre vitamina D. Tuttavia, le persone obese hanno ancora un rischio maggiore a causa del sequestro della vitamina D nel tessuto adiposo. Individui come i vegetariani o quelli con disturbi alimentari hanno maggiori probabilità di essere carenti di vitamina D a causa di una dieta squilibrata. Anche le malattie croniche che coinvolgono il malassorbimento intestinale o le insufficienze epatiche e renali possono ridurre la produzione di vitamina D.  

Intossicazione da vitamina D e complicazioni

Tuttavia, è importante guardarsi dagli eccessi perché a dosi troppo elevate la vitamina D può essere tossica. Generalmente ciò avviene allorché i livelli circolanti superano i 100 ng/ml. Per evitare ciò, è consigliabile non superare un’assunzione giornaliera di 50 μg/die. L’esposizione prolungata alla luce solare non produce vitamina D3 eccessiva a causa della foto-conversione della provitamina D3 e della vitamina D3 nei suoi metaboliti inattivi.

L’intossicazione acuta da vitamina D è principalmente dovuta a ipercalciuria e ipercalcemia, con sintomi di confusione, polidipsia, poliuria, anoressia, vomito e debolezza muscolare. L’intossicazione cronica da vitamina D può portare a nefrocalcinosi, demineralizzazione ossea e persino dolore.

Conclusione

La vitamina D è un nutriente essenziale non solo importante per la salute delle ossa, ma anche benefico per molti altri sistemi. L’American Academy of Dermatology ha dichiarato che i raggi UV provenienti dal sole o da fonti artificiali sono un noto cancerogeno; quindi, potrebbe non essere sicuro o efficiente ottenere la vitamina D tramite l’esposizione al sole. Pertanto, i medici dovrebbero fornire informazioni ai pazienti a più alto rischio di carenza di vitamina D su come assumere una quantità sufficiente di vitamina D con la dieta o con un supplemento. 

AUTORE
Dott. Fabrizio D’Agostino

  • Laureato in Scienze Motorie
  • Laureato in Biotecnologie per la salute
  • Laurea specialistica in Scienze della Nutrizione Umana
  • Master in Dietetica Applicata allo Stile di Vita: dalla Sedentarietà all’Attività Sportiva
  • Presidente della SIFA (Società Italiana Fitness e Alimentazione)
  • Ideatore del software per l’allenamento Fitnessplay.net 
  • Ideatore del software nutrizionale Sifadieta.com

BIBLIOGRAFIA 

  • Chang SW, Lee HC. Vitamina D e salute – La vitamina mancante negli esseri umani. Neonatolo pediatrico. 2019 giu;60(3):237-244. doi: 10.1016/j.pedneo.2019.04.007. Epub 2019 aprile 17. PMID: 31101452
  • www.airc.it

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