BISFENOLO A: I RISCHI PER LA SALUTE E COME RIDURNE L’ASSUNZIONE - Sifa Formazione

BISFENOLO A: I RISCHI PER LA SALUTE E COME RIDURNE L’ASSUNZIONE

BISFENOLO A: I RISCHI PER LA SALUTE E COME RIDURNE L’ASSUNZIONE
29 Giugno 2022 Fabrizio D'Agostino
In Blog, Fitness, News, Nutrizione

 

Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per fabbricare plastiche e resine. Ad esempio, il BPA è usato nel policarbonato, un tipo di plastica rigida, trasparente e altamente performante. Il policarbonato si usa per produrre recipienti per alimenti come bottiglie con vuoto a rendere, stoviglie di plastica (piatti e tazze) e contenitori per la conservazione degli alimenti. Il BPA viene utilizzato anche per produrre resine epossidiche usate in pellicole e rivestimenti per lattine e contenitori per bibite e alimenti. Il BPA può migrare in piccole quantità in cibi e bevande da contenitori che contengono tale sostanza. Ciò che fa pensare e preoccupa della plastica, oltre all’impatto ambientale, sono i composti e le sostanze chimiche utilizzati per la sua produzione. Diverse ricerche, infatti, puntano proprio l’attenzione su come questi prodotti chimici possano incidere sulla salute dell’uomo.

Nel comparto alimentare, il bisfenolo A è raramente presente nelle bottiglie di plastica di acqua minerale, in quanto queste sono generalmente costituite di polietilene tereftalato (PET).

Il BPA si può invece trovare:

  • nelle bottiglie di policarbonato (PC), come ad esempio detersivi e flaconi di bagnoschiuma;
  • nei rivestimenti interni delle lattine;
  • da alcune ricerche è stata rilevata la presenza di BPA anche nei cartoni per la pizza.

Numerosi studi hanno rilevato, come il BPA possa migrare in piccole quantità nel cibo e nelle bevande che sono conservate in imballaggi prodotti con questa sostanza, finendo così nel nostro organismo. questo composto è stato associata un’elevata tossicità per la salute, al punto che l’ECHA (l’Agenzia europea delle sostanze chimiche) l’ha inserita tra le sostanze pericolose; in particolar modo per i bambini in fase di crescita, le donne in gravidanza e il feto, tutti soggetti maggiormente esposti al rischio.

Ma quali sono questi rischi e come influisce sull’organismo?

Uno studio sperimentale è arrivato alla conclusione che bassi livelli bassi di esposizione al bisfenolo causino problemi ed effetti tossici su più organi, come: cervello, ghiandola mammaria e prostatica, tratto urinario e ovaie.  Anche l’Istituto Superiore per la Sanità annovera il BPA tra le sostanze nocive. È considerato un “interferente endocrino”, e può causare problemi allo sviluppo del feto o durante la fase infantile. Per interferente endocrino si fa riferimento a quelle sostanze chimiche che influenzano il normale equilibrio ormonale. Potrebbe inoltre alterare le funzioni del sistema riproduttivo, immunitario e nervoso, causando la potenziale comparsa di tumori, difetti nella crescita, problemi alla tiroide e scompensi ormonali, sia negli uomini che nelle donne.  Nel 2006 l’Efsa ha stabilito una dose giornaliera tollerabile (DGT) di BPA. La DGT è utilizzata in tossicologia per esprimere la quantità massima di esposizione a una sostanza tossica, e per il bisfenolo A la dose ammessa era di 0,05 milligrammi per ogni chilo di peso corporeo. Nel 2015, tuttavia, l’Efsa ha abbassato ulteriormente il limite, fissandolo a 0,004 milligrammi su chilo di peso corporeo, assicurando allo stesso tempo che gli attuali livelli di esposizione al BPA non comportano particolari rischi per la salute. Si stima, infatti, che il contatto che l’uomo ha con questa sostanza è da 3 a 5 volte inferiore rispetto alla DGT.

Ad ogni modo, da questa dose, l’UE ha introdotto limiti più severi per l’impiego di BPA nei prodotti a contatto con gli alimenti, in attesa che si faccia maggiore chiarezza sugli effetti che questa sostanza ha per l’organismo. Sicuramente negli anni, in seguito agli studi condotti, il suo uso è stato ridotto notevolmente e, in alcuni casi, anche vietato, come ad esempio per la produzione dei biberon.

Nonostante ciò, è importante, tuttavia, essere consapevoli della sua presenza in tantissimi prodotti cui entriamo in contatto ogni giorno. Per ridurre quindi l’assunzione di BPA con l’ingestione di prodotti in cui potrebbe essere migrato, anche se pochi, possono essere messe in atto alcune azioni utili, quali:

  • Optate per prodotti che riportano la dicitura BPA-free in etichetta;
  • usate bottiglie biodegradabili o di vetro, piatti in carta biodegradabile e tante altre soluzioni green;
  • se usate contenitori in plastica “PC”, cioè di policarbonato, controllate sempre il loro stato di usura, perché più la plastica è rovinata più vi è la possibilità che questa ceda BPA all’alimento;
  • evitate di far entrare in contatto i contenitori, le bottiglie o vaschette in PC con acqua troppo calda e liquidi acidi;
  • non riscaldate gli alimenti in contenitori di plastica nel forno a microonde: questo può infatti favorire la migrazione di bisfenolo A nel cibo.

AUTORE

Dott. Fabrizio D’Agostino

  • Laureato in Scienze Motorie
  • Laureato in Biotecnologie per la salute
  • Laurea specialistica in Scienze della Nutrizione Umana
  • Master in Dietetica Applicata allo Stile di Vita: dalla Sedentarietà all’Attività Sportiva
  • Presidente della SIFA (Società Italiana Fitness e Alimentazione)
  • Ideatore del software per l’allenamento Fitnessplay.net
  • Ideatore del software nutrizionale Sifadieta.com

 

BIBLIOGRAFIA

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