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Ruolo dell’alimentazione nella modulazione dei disturbi psichici

Ruolo dell’alimentazione nella modulazione dei disturbi psichici
14 Luglio 2020 sifaformazione_admin
In Blog, Nutrizione

RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE NELLA MODULAZIONE DEI DISTURBI PSICHICI

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Abstract

Le cattive abitudini alimentari che caratterizzano il mondo occidentale, con il largo consumo di alimenti da fast food e di origine industriale, elevano il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari. Queste stesse cattive abitudini, così come la scarsa presenza di alcune categorie di cibi e microelementi, aumentano anche il rischio di patologie psichiatriche quali ansia, depressione, schizofrenia, deficit da attenzione/iperattività e autismo. È di recente nascita la “neuroscienza nutrizionale”, disciplina che si occupa proprio di individuare i fattori nutrizionali coinvolti nella sfera cognitiva, del comportamento e delle emozioni umane. La comprensione delle vie molecolari alla base di tali patologie, di eventuali markers per la diagnosi e di come la nutrizione influisca sull’insorgenza, durata e gravità della patologia, è fondamentale per rendere l’alimentazione stessa una strategia terapeutica. La giusta alimentazione, infatti, con il corretto apporto di acidi grassi della serie omega 3, e di elementi quali triptofano, vitamina D, acido folico, zinco, fungendo da neuromodulatori, possono accompagnare la terapia farmacologica o addirittura sostituirla nella risoluzione di questi problemi di origine mentale.

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La mente umana è un organo fondamentale per la gestione delle attività sia cognitive che motorie, integra quindi informazioni provenienti dall’esterno elaborando un’adeguata risposta. Grazie alla sua attività, un organismo è in grado di percepire se stesso e gli altri, ma quando una o più dimensioni delle capacità mentali sono deviate rispetto alla normalità, queste percezioni vengono alterate con insorgenza di patologie di tipo psichiatriche, delle quali la più studiata è la depressione. Essa, insieme a schizofrenia, ansia, comportamenti ossessivi-compulsivi, deficit da attenzione/iperattività (ADHD) , autismo, si sono rivelati essere i disturbi mentali preponderanti in 14 paesi esaminati dalla organizzazione mondiale della sanità. L’incidenza risulta inoltre essere elevata soprattutto nei paesi in cui si segue la così detta “western diet”, povera di fibre, vitamine, minerali, acidi grassi essenziali. Ciò non stupisce in quanto il cervello, come gli organi periferici, lavora correttamente se adeguatamente nutrito. Esso pur essendo solo il 2% della massa corporea, ha necessità del 20-25% del fabbisogno energetico. Cambiamenti dello stato alimentare, non solo comportano lo stato di benessere fisico della persona, ma possono modificare le microstrutture cerebrali influenzando la personalità e rendendo veritiero il detto di Feuerbach “l’uomo è ciò che mangia” (1,2).
Il cervello è costituito per lo più da lipidi; la composizione di essi in fosfolipidi, sfingolipidi, lipidi endocannabinoidi, varia durante le varie fasi della vita ed è alterata in soggetti con disturbi mentali. La capacità delle molecole di entrare nel cervello dipende dalla possibilità di attraversare la barriera emato-encefalica. Una volta in sede esse posso fungere da neuromodulatori o modificare la fluidità ed integrità delle membrane cellulari (1). Quest’ultima funzione è esercitata dall’acido docoesanoico (DHA) , uno dei derivati degli omega 3, che costituisce più del 30% dei lipidi cerebrali. Essendo un acido grasso essenziale, non può essere sintetizzato dall’organismo ma viene assunto tramite pesce grasso, frutta
secca, semi di lino, ed è fondamentale per il mantenimento della permeabilità ionica cerebrale, per il supporto della trasmissione sinaptica e delle capacità cognitive. Gli omega 3 inoltre, modulano la sintesi, la degradazione e il recupero dei neuro trasmettitori noradrednalina, serotonina e dopamina ed influenzano l’attività del fattore neurotrofico BDNF e del fattore di crescita insulino-simile IGF-1 coinvolti nei processi della memoria e dell’apprendimento (3,4). La supplementazione con 1.2 o 2 gr di acido eicoisapentanoico (EPA) eleva il tono dell’umore in soggetti depressi si pensa che ciò avvenga per la capacità dell’EPA di essere convertito in DHA e con esso interagire con l’attività dei canali del sodio, calcio, potassio; l’EPA può anche essere convertito in prostaglandine, leucotrieni e altre molecole attive nel cervello. Lo stato di tristezza, ansia, perdita di appetito e di interesse verso ciò che nuovo, tipico di chi soffre di depressione, è stato associato al deficit dei neurotrasmettitori serotonina, dopamina, noradrenalina e GABA. La supplementazione di triptofano, un precursore della serotonina e di tirosina e fenilalanina, convertiti in dopamina e norepinefrina, migliorano l’umore e la qualità del sonno dei pazienti. Anche I macronutrienti hanno un ruolo in questo senso: l’innalzamento dell’insulina dopo un pasto ricco di carboidrati favorisce l’entrata del glucosio e con esso del triptofano a livello cerebrale. Il benessere che ne segue per la sintesi dei neurotrasmettitori si mantiene per un tempo prolungato se gli alimenti sono a basso IG. Essendo I neurotrasmettitori sintetizzati a partire dagli aminoacidi, è consigliato consumare alimenti contenenti proteine di alto valore biologico quali carne, uova, latte (5) Soggetti affetti da depressione presentano anche deficit di vitamine del gruppo B e di magnesio e i sintomi migliorano con l’integrazione di 0.8 mg di acido folico e 0.4 mg di vitamina B12 al giorno e magnesio (150-300 mg) ad ogni pasto (2). È da notare che le persone vegetariane hanno una riduzione tissutale degli acidi grassi omega 3 a catena lunga e della vitamina B12 ed è stato riscontrato un più alto rischio di disordini mentali in soggetti vegetariani rispetto ai non vegetariani (6). Altri microelementi che partecipano al benessere mentale e al mantenimento delle funzioni cognitive possono essere d’ausilio nel trattamento delle patologie psichiche tra essi il Calcio, il cromo, lo iodio, il ferro, il litio, il selenio, lo zinco (5).
Lo stato depressivo si presenta anche in pazienti affetti dal disturbo bipolare, caratterizzato infatti da episodi di depressione e mania, talvolta in modo concomitante. I pazienti che ne soffrono hanno un eccesso di recettori per l’acetilcolina e di vanadio, ma anche un deficit in cisteina (precursore della taurina) e di vitamine del gruppo B. In questi casi risulta utile la supplementazione con aminoacidi essenziali e vitamine, in particolare uno studio controllato in doppio cieco ha evidenziato che una singola dose di 3 gr di vitamina C, proteggendo dagli eccessi del vanadio, riduce I sintomi di mania. Allo stesso modo l’assunzione di taurina blocca l’effetto dell’eccesso di acetilcolina.
I sintomi della schizofrenia comprendono allucinazioni, paranoia, delusioni, alterazioni del linguaggio e del pensiero e la supplementazione di 30 gr di glicina al giorno, in soggetti che non rispondono ai farmaci sono efficienti nel miglioramento dei pazienti. Come per la depressione, anche in questo caso l’assunzione di omega 3, migliora il tono dell’umore e della circolazione sanguigna cerebrale. Da tenere bene in mente però che è raccomandato supplementare solo l’EPA che verrà poi convertito nelle necessarie quantità di DHA. 2 gr di EPA in aggiunta all’assunzione di farmaci o la quotidiana assunzione della forma commerciale “VegEPA” migliorano l’umore dei pazienti. Poichè la sintesi di serotonina risulta alterato, risulta utile l’integrazione con triptofano (2).
Un’altra patologia di tipo cognitivo-comportamentale è l’autismo, esso comprende una serie di disordini caratterizzati da alterazioni sociali, del linguaggio verbale e gestuale con comportamenti ripetitivi. Il
Disturbo Autistico è dovuto ad un’alterazione dello sviluppo del Sistema Nervoso Centrale anche se non sono state individuate specifiche disfunzioni, può essere di natura genetica ma anche dipendente da fattori esogeni. Si è ipotizzato che alcuni dei sintomi fossero dovuti ad una elevata permeabilità del tratto gastro intestinale e dal passaggio attraverso esso di peptidi oppioidi prodotti dalla incompleta scissione di cibi contenenti glutine e caseine. L’arrivo di queste sostanze al cervello altererebbe così il sistema della neuro trasmissione. Seppur sia stato dimostrato, in alcuni casi, che l’esclusione di alimenti contenenti glutine e caseine possa essere di aiuto nel miglioramento dei sintomi, mancano evidenze su larga scala (7). Anche la dieta chetogenica (KD) è stata individuata come possibile strategia: usando una variante di essa con somministrazione di MCT (acidi grassi a catena media) presenti ad esempio nel cocco, ha evidenziato un miglioramento nel comportamento di 10 su 18 bambini sottoposti al regime alimentare per 6 mesi con alternanza tra 4 settimane di KD e 2 di dieta normale. Da notare che questo stesso tipo di regime alimentare non sembra apportare benefici in altre patologie psichiche (8).
La KD è una dieta notoriamente utilizzata per risolvere le crisi epilettiche, poichè soggetti affetti da ADHD possono presentare anche forme di epilessia, si pensa che la KD possa essere di ausilio in questi casi, seppur sia stato dimostrato solo sui topi la sua efficacia sul comportamento.
La ADHD è una patologia sempre più presente nel mondo occidentale. I bambini affetti hanno alterata capacità di attenzione, iperattività e comportamenti impulsivi. L’approccio tradizionale si basa su terapie psicologiche da soli e con la famiglia e dall’uso di farmaci. Anche in questo caso è possibile però intervenire con delle accortezze alimentari. Negli anni ’70 la dieta del dott. Feingold suscitò interesse per il miglioramento del 50% dei pazienti trattati, questa dieta, basata sull’eliminazione degli alimenti contententi coloranti esclude mele, uva, salsicce, bevande con coloranti alimentari, specie se di colore rosso. Erano concessi invece pere, banane, ananas, manzo, cereali, uova, latte, vitamine senza coloranti. Solo successivamente, negli anni 2000 si è confermato che bambini con sospetta sensibilità reagiscono dal 65 al 89% dei casi quando vengono in contatto con 100 mg di coloranti alimentari. Anche la dieta “oligoantigenica” ha fatto ottenere risultati positivi in diversi studi, essa si basa sull’esclusione di alimenti che possono innescare reazioni allergiche quali latte di mucca, formaggio, cioccolato, nocciole, agrumi favorendo invece la carne di agnello, patate, carote, piselli, pere. Una dieta così strutturata per 4 settimane ha fatto ottenere la remissione dei sintomi in 62 su 76 bambini esaminati (l’82%). Si raccomanda di escludere gli alimenti per un breve periodo, 3 settimane, per poi reintrodurli gradualmente, uno alla settimana, fino alla individuazione di quelli che aggravano il disturbo. Bisogna fare anche attenzione alla ipoglicemia reattiva che interviene al seguito di pasti con alimenti ad elevato IG, questi sbalzi possono infatti non tanto determinare i livelli di episodi di aggressività, quanto della loro durata (9)
Da quanto detto si evince che le malattie psichiatriche pur potendo avere una base genetica, sono determinate anche un’alterazione della neurotrasmissione e della struttura cerebrale. Condizione questa che viene aggravata da una alimentazione ricca in carboidrati raffinati, grassi saturi, grassi trans, povera in carboidrati complessi, fibra, frutta e verdura. Cibi ricchi in omega 3, antiossidanti e la supplementazione di vitamine e minerali può accompagnare la terapia farmacologica o sostituirsi ad essa quando i pazienti sono restii ad assumere farmaci per gli effetti collaterali che generano. Quindi via libera a frutta secca, pesce azzurro, cioccolato fondente per sollevare l’umore.

BIBLIOGRAFIA
1. Lipids in psychiatric disorders and preventive medicine. Schneider, M., Levant, B. e al., et. 2017, Neurosci Biobehav Rev., p. 76(Pt B):336-362. .
2. Nutritional therapies for mental disorders. Lakhan, S.E. e Vieira, K.F. s.l. : Nutr J. , 2008, Vol. 7:2.
3. Brain foods: the effects of nutrients on brain function. Gómez-Pinilla, Fernando. s.l. : Nat Rev Neurosci. , 2008, Vol. 9(7): 568–578.
4. Nutritional medicine as mainstream in psychiatry. Sarris, J., A.C., Logan e al., Et. s.l. : Lancet Psychiatry , 2015, Vol. 2:271-74.
5. Understanding nutrition, depression and mental illnesses. T. S. Sathyanarayana Rao, M. R. Asha, et al. s.l. : Indian J Psychiatry, 2008, Vol. 50(2): 77–82.
6. Vegetarian diet and mental disorders: results from a representative community survey. Michalak, J., Zhang, X.C. e Jacobi, F. s.l. : Int J Behav Nutr Phys Act. , 2012, Vol. 9: 67.
7. The gluten-free, casein-free diet in autism: an overview with clinical implications. Elder, J.H. s.l. : Nutr Clin Pract. , 2008, Vol. 23(6):583-8.
8. The ketogenic diet as a treatment paradigm for diverse neurological disorders. Stafstrom, C.E. e Rho, J.M. s.l. : Front Pharmacol., 2012, Vol. 3:59.
9. The diet factor in Attention-deficit/hyperactivity disorder. Millichap, J.G. e Yee, M.M. s.l. : Pediatrics, 2012, Vol. 0031-4005.

Dott.ssa Emanuela Simone

PhD in Biochimica Clinica

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