fbpx
STAY TUNED! Allo shock day mancano:

Obesita’ infantile: prevenzione alimentare e sportiva

Obesita’ infantile: prevenzione alimentare e sportiva
14 Luglio 2020 sifaformazione_admin
In Blog, Nutrizione

OBESITA’ INFANTILE: PREVENZIONE ALIMENTARE E SPORTIVA

IL SUPPORTO DI UNA GIUSTA ALIMENTAZIONE E ATTIVITA’ SPORTIVA PER PREVENIRE L’OBESITA’ NEL BAMBINO E NELL’ADULTO

________________________

 

Abstract

L’obesità nel bambino e nell’adulto nei paesi industrializzati e in via di sviluppo sono in forte aumento.  Per determinare lo stato di sovrappeso/obesità si effettua prima di tutto un’anamnesi familiare tra i parenti di I e II grado e un’anamnesi gravidica, se la madre durante la gravidanza abbia sviluppato patologie quali il diabete. Si procederà, quindi, con un’anamnesi fisiologica sul bambino, ed infine saranno valutate le abitudini di vita del bambino/adolescente (alimentazione, sedentarietà, attività fisica). L’esame clinico si effettuerà con la valutazione della composizione corporea: peso, altezza e BMI (Body Mass Index) e misurando le circonferenze. Ultimo non per importanza, l’Indicatore Precoce di Sviluppo di Obesità in età adulta: “Early Adiposity Rebound”. Le cause principali dell’obesità infantile sono da ricercarsi nell’alimentazione, nell’attività fisica e nella genetica. Sin da bambini bisogna seguire un’alimentazione equilibrata, fare movimento e praticare sport. Anche se si ha una predisposizione genetica all’obesità, seguendo uno stile di vita sano, si potrà prevenire il sovrappeso e quindi lo sviluppo di obesità. La pratica dell’attività sportiva si può cominciare dai 3 anni in poi, eccetto il nuoto, che può essere praticato già dai primi mesi di vita. Gli sport di squadra, dai 6-8 anni, utili per sviluppare nel bambino il senso della collaborazione con gli altri. L’atletica leggera, sempre dai 6-8 anni, per dare una base motoria per la pratica di altre discipline. La ginnastica già dai 3-4 anni, per favorire lo sviluppo dell’apparato muscolo scheletrico e delle articolazioni e per aiutare ad acquisire sicurezza di sé. Il tennis e la scherma, sono sport individuali, definiti asimmetrici, si possono praticare dai 6-7 anni, ed infine la danza, per una postura corretta e per donare grazia nei movimenti, dai 5 anni. E’ comunque importante che il bambino faccia movimento, così da irrobustire i muscoli e l’apparato scheletrico, predisponendolo verso lo sport vero e proprio.

________________________

I disturbi più frequenti nei bambini che vivono nei paesi industrializzati sono rappresentati da sovrappeso e obesità infantile e il loro numero è in continuo aumento. Ciò riguarda anche i paesi in via di sviluppo, dove si sta avendo un crescente aumento di incidenza dell’obesità nell’età evolutiva. Se prendiamo in considerazione l’Italia, una recente indagine ha evidenziato che il sovrappeso e l’obesità raggiungerebbero addirittura il 36% alla sola età di 9 anni (fonte ISTAT).
Tutto ciò è molto preoccupante, proprio perché l’obesità tende a persistere nell’età adulta, infatti più del 50% dei bambini obesi mantiene la condizione di obesità anche da adulto[1].
Vediamo come si può procedere per valutare il grado di obesità nel bambino:
come primo “step” si effettua un’anamnesi familiare tra i parenti di I e II grado e si valuta la presenza di soggetti obesi in famiglia.
Successivamente si effettua un’anamnesi gravidica, e quindi se la madre abbia sviluppato durante la gravidanza diabete gestazionale o non abbia seguito un’alimentazione equilibrata.
A questo punto effettueremo un’anamnesi fisiologica, valutando il peso alla nascita, il tipo di allattamento e le curve di crescita del bambino.
Andremo successivamente a valutare le abitudini di vita del bambino/adolescente, come l’attività motoria, le abitudini sedentarie, l’abitudine al fumo e al consumo di alcool negli adolescenti, epoca di comparsa del sovrappeso e incremento ponderale nell’anno [2].
L’esame clinico si effettuerà con la valutazione della composizione corporea, peso, altezza, BMI (Body Mass Index) e misura delle circonferenze.
Fissare “cut-off” rigidi è impossibile, perché il BMI ideale subisce sensibili variazioni durante l’età evolutiva, per questo, per la diagnosi di sovrappeso e obesità nel bambino, si utilizzano come riferimento i percentili del BMI [3].
Tuttavia il BMI non è in grado di differenziare tra massa grassa e massa magra. Per questo motivo prenderemo in considerazione l’ “Early Adiposity Rebound”, fattore di rischio e indicatore precoce di sviluppo di obesità in età adulta. E’ associato a iperplasia del tessuto adiposo, accelerazione della maturazione ossea, più elevato “intake proteico” nei primi due anni di vita [4].
In età pediatrica può essere considerata da sola la circonferenza della vita, come marcatore di rischio cardiovascolare nei soggetti in sovrappeso/obesi (metodo indicato nel 1995 dall’OMS, secondo McCarthy). Anche per i bambini è dimostrato che un valore di circonferenza della vita maggiore di 90° percentile per sesso ed età, si associa a maggior rischio cardiovascolare. Utile valutare anche il rapporto WHtR, dato dalla circonferenza addominale in cm / statura in cm, a rischio se risulta maggiore di 0,5. E’ un indice di immediata rilevazione che non richiede l’utilizzo di tavole di riferimento specifiche per sesso ed età [4].
Ma quali sono le cause che possono portare un bambino a sviluppare sovrappeso/obesità?
L’obesità è sicuramente una patologia multifattoriale, dovuta a più cause:
la prima riguarda l’alimentazione, le mamme si preoccupano soprattutto quando il bambino mangia poco, raramente quando mangia troppo. E’ sicuramente vero che una dieta carente può portare a deficit di vario tipo, di contro, un introito calorico eccessivo e prolungato nel tempo determinerà inizialmente una condizione di sovrappeso che alla lunga può divenire una vera e propria obesità [5].
Uno degli aspetti in assoluto più interessanti di questo argomento riguarda la formazione in numero delle cellule adipose che avviene proprio durante l’età pediatrica. Una iperalimentazione nei primi 18 anni di vita comporta non solo un aumento del volume delle cellule adipose (obesità ipertrofica) ma anche e soprattutto un aumento del loro numero (obesità iperplastica). Dopo i 18 anni il numero delle nostre cellule adipose resta pressoché invariato ed è per questo che risulta di estrema importanza arrivare a tale età in condizioni di normopeso, per non ritrovarsi poi tutta la vita a combattere con l’ago della bilancia [5].
I genitori dovrebbero essere i primi ad accorgersi dell’eccessivo aumento di peso del bambino, ma anche in tutte le scuole, soprattutto nella primaria e nella secondaria di primo grado, si dovrebbero attuare campagne di sensibilizzazione promosse dal Ministero della Salute, ed evitare distributori automatici stracolmi di merendine e snack. Solo intervenendo durante l’età evolutiva, si potranno ottenere risultati migliori e duraturi [5].
Un’altra causa determinante nello sviluppo dell’obesità infantile è senza dubbio la ridotta attività fisica o la vera e propria sedentarietà che si è diffusa negli ultimi decenni, di pari passo con lo sviluppo delle più moderne tecnologie. I bambini un tempo giocavano all’aria aperta, correvano, andavano in bici, giocavano a pallone; oggi sono invece attaccati alla televisione, allo schermo del loro computer o davanti alla tanto amata consolle dei videogiochi.
L’esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino durante la crescita, in quanto, oltre a farlo dimagrire, lo rende più attivo, contribuendo a distribuire adeguatamente le proporzioni tra la massa muscolare e la massa grassa. Lo sport per il bambino è altresì importante nel favorire lo sviluppo dei rapporti sociali con i coetanei ed a prendere consapevolezza dello spazio che lo circonda.
Pur esistendo in realtà poche alterazioni genetiche che da sole sono in grado di causare obesità nel bambino, non si può certo negare che esistano delle forti correlazioni di tipo ereditario. Un’indagine realizzata dall’ISTAT nel 2000 ha dimostrato, infatti, che circa il 25% dei bambini in sovrappeso ha un genitore obeso o in sovrappeso, mentre la percentuale sale a circa il 34% quando sono obesi o in sovrappeso entrambi i genitori.
Questo però non significa affatto che bisogna arrendersi di fronte a tali predisposizioni. Bambini con una predisposizione genetica all’obesità possono tranquillamente restare normopeso se educati ad un’alimentazione sana ed equilibrata unita ad una adeguata attività sportiva.
Al contrario, bambini non predisposti geneticamente possono comunque diventare obesi avendo a disposizione grandi quantità di alimenti ipercalorici e nessun incentivo all’attività fisica.
Questo ci fa capire come il problema dell’obesità infantile, e in realtà anche quello dell’età adulta, derivi spesso dall’unione delle tre componenti precedentemente descritte.
Non potendo intervenire direttamente sui geni per rimuovere eventuali predisposizioni ereditarie, risulta chiaro come l’intervento debba rivolgersi in maniera accurata e personalizzata verso una vita meno sedentaria e un’alimentazione sana ed equilibrata a qualunque età, ed in particolar modo in un’età tanto delicata come quella infantile.
Quali possono essere le conseguenze dell’obesità infantile?
I problemi di tipo articolare, di tipo respiratorio, disturbi dell’apparato digerente e purtroppo anche disturbi di carattere psicologico, rappresentano i disturbi precoci nell’obesità infantile. I bambini obesi, infatti, possono sentirsi a disagio e vergognarsi, possono arrivare ad un vero rifiuto del proprio aspetto fisico; spesso sono bambini derisi, vittime di scherzi e di bullismo da parte dei coetanei, rischiando di perdere la propria autostima e sviluppare un senso di insicurezza, che può portarli all’isolamento.
Per quanto riguarda le conseguenze tardive, come sottolineato precedentemente, l’obesità infantile rappresenta un fattore predittivo di obesità nell’età adulta, con tutti i disturbi ad essa correlati, come il diabete, l’ipertensione, le patologie cardiovascolari e respiratorie, l’osteoartrosi, le dislipidemie e anche alcuni tumori, sino a raggiungere forme invalidanti [6].
L’educazione alimentare e l’attività sportiva sin dai primi anni di vita, rappresentano fattori importanti per la salute psicofisica del bambino e contribuiscono ad una prospettiva di benessere nell’età adulta.
Il successo nell’educazione alimentare e un corretto stile di vita del bambino, si raggiungeranno più facilmente se i genitori accetteranno di condividere uno stile di vita sano che preveda per tutti i membri della famiglia un’alimentazione sana ed equilibrata ed una vita sportiva attiva.
Lo sport nei bambini è importante, ma è anche vero che occorre cominciare all’età giusta, senza anticipare i tempi e senza forzare la loro volontà. Il genitore non deve imporre la propria idea e scegliere lui stesso l’attività da praticare. Sarebbe meglio se il bambino sperimentasse più discipline, in modo da potersi formare un giudizio e scegliere in base alle sue preferenze e abilità.
Prima dei 3-5 anni è sconsigliato iniziare qualsiasi attività sportiva, eccetto il nuoto, che può essere praticato fin dai primi mesi di vita. Dopo i 6-8 anni, invece, si può cominciare con le attività di squadra, come il calcio, il basket, la pallavolo, ma anche i meno comuni, come il rugby e la pallanuoto, che oltre ad essere stimolanti e divertenti, permettono al bambino di sperimentare la collaborazione per il raggiungimento di un risultato, favorendo la socialità. Anche andare in bicicletta è un’attività consigliata per la crescita del bambino, perché lo aiuta ad acquisire fiducia in sé stesso e ne stimola l’autonomia [7].
Alcuni sport sono più indicati di altri per prevenire e correggere atteggiamenti viziati o anomali della postura in età evolutiva, come le spalle spioventi, la scoliosi, il dorso curvo e il piede piatto. In linea generale è il nuoto lo sport più consigliato per queste problematiche, perché è in assoluto l’attività più completa per uno sviluppo armonico del corpo, seguito da ginnastica, pallacanestro e pallavolo [7].
Dai 6-8 anni si può cominciare a praticare anche l’atletica leggera, ma fino ai 12 anni non è opportuno passare all’agonismo. L’atletica dà al bambino una base motoria, che per il futuro potrebbe essergli utile per la pratica di altre discipline. Fino all’adolescenza si può parlare quindi di pre-atletica, che è ottima per arricchire il bagaglio di esperienze motorie, ma deve essere condotta con tempi e sforzi commisurati all’età del bambino. Ci sarà quindi una base di gioco, che servirà da stimolo per correre, saltare, lanciare. Il bambino praticherà dunque la corsa, il salto in lungo, il lancio del peso, tutti a misura di bimbo [7].
La ginnastica, grazie alla sua completezza, è tra le attività più consigliate ai più piccoli, già dai 3-4 anni i bambini possono essere introdotti nei laboratori di psicomotricità. La ginnastica favorisce uno sviluppo armonioso dell’apparato muscolo-scheletrico e delle articolazioni, e allo stesso tempo, come il karate e il judo, aiuta il bambino ad acquisire consapevolezza di sé e sicurezza [7].
Per quanto riguarda il tennis e la scherma, definiti sport asimmetrici, in quanto sollecitano in particolare uno degli arti superiori, dal momento che sono individuali, favoriscono il senso di responsabilità e la concentrazione, ma è consigliabile abbinarli a un’attività che ripristini la simmetria. Si possono cominciare a praticare sin dai 6-7 anni, ma per l’agonismo è meglio aspettare gli 8-10 anni [7].
Ed infine la danza, abitua ad una postura corretta e insegna il senso del ritmo, oltre a donare grazia ai movimenti. Si può praticare già a 5 anni [7].
Anche se prima dei 3 anni circa, la pratica di una disciplina sportiva non è consigliata, è comunque importante far sì che il bambino faccia movimento, se possibile all’aria aperta, così da cominciare ad irrobustire i muscoli e l’apparato scheletrico, predisponendolo verso lo sport vero e proprio.

BIBLIOGRAFIA
[1] “Le basi e le altezze del lavoro del nutrizionista” Dott. Marozzi M., Gruppo Editoriale Progeo, 2017.
[2] “Valutazione dell’obesità infantile: gli strumenti di lavoro”, Dott.ssa Raimondi C., U.O Pediatria-P.O. Bollate Az. Ospedaliera G. Salvini.
[3] Gomez-Campos R., Lee Andruske C., De Arruda M., Urra Albornoz C., Cossio-Bolanos M., “Proposed equations and reference values for calculating bone healt in children and adolescent based on age and sex”: Karen Hind, Leeds Beckett University, United Kingdom, July 31, 2017.
[4] Adair LS, et al. “Child and adolescent obesity: epidemiology and developmental perspectives”: Physiol Behav. 2008.
[5] “Crescita sana e nutrizione nei bambini”, Barilla Center for Food Nutrition.
[6] World Health Organization, “European cardiovascular disease statistics 2008”, British Heart Foundation”.
[7] “Insegnare la vita con il movimento e con lo sport”: Marchetti R., Bellotti P., Pesce C.; Calzetti Mariucci Editori, 2016.

Dott.ssa Isabella  Solimeo

Biologa nutrizionista

Master di I livello in “Scienza dell’Alimentazione e Dietetica Applicata”, presso Unitelma Sapienza

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Call Now Button
{"cart_token":"","hash":"","cart_data":""}