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Le oscillazioni di peso aumentano il rischio cardiovascolare

Le oscillazioni di peso aumentano il rischio cardiovascolare
14 Luglio 2020 sifaformazione_admin
In Blog, Fitness

TROPPE DIETE SBILANCIATE FANNO MALE ALLA SALUTE

 

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Abstract

Mantenere un peso costante nel corso degli anni è sicuramente un toccasana per l’organismo, al quale vengono evitati stress metabolici e cardiovascolari. Le continue oscillazioni di peso, indotte da diete susseguite nel tempo, aumentano il rischio cardiovascolare ed abbassano il metabolismo, ragion per cui bisogna trovare una strategia, motivazionale e nutrizionale, che possa essere protratta nel tempo e, una volta raggiunto l’obbiettivo, mantenere la giusta composizione corporea. L’alleato più forte della dieta o, se si preferisce, della corretta alimentazione, è l’attività fisica aerobica che gioca un ruolo fondamentale nella perdita di peso, essendo l’unico modo per ossidare gli acidi grassi, dove l’attore principale è la  massa cellulare metabolicamente attiva, della quale fa parte il muscolo, che ne costituisce l’elemento variabile, modificabile con l’allenamento. Un muscolo trofico ed idratato ossida più acidi grassi rispetto ad un muscolo piccolo e disidratato. I consigli dei nutrizionisti e l’attuazione di un allenamento fisico costante, risultano essere l’arma vincente per perseguire l’obbiettivo di un corpo funzionale e sano.

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Tra i risultati più difficili da ottenere quando ci si mette a dieta è il mantenimento del peso raggiunto dopo essere partiti da uno stato di obesità. Al giorno d’oggi le teorie sulle strategie di perdita di calo ponderale, o per essere più precisi per la perdita di massa grassa, sono sempre in aggiornamento, con riscontri scientifici e pratici molto incoraggianti ma non bisogna mai dimenticare le basi da cui iniziare a ragionare. C’è un detto, infatti, che narra “Senza le basi, dimenticate le altezze”.
Iniziamo dunque questo articolo con un accenno sui numeri per poi passare al cuore del problema.
L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, in genere causato  da un’alimentazione scorretta e da uno stile di vita sedentario. Vi sono diverse metodologie per accertare, diagnosticare e valutare il grado di obesità di una persona. La tecnica più utilizzata e più semplice è il calcolo dell’ IMC o BMI (indice di massa corporeo), valore che deriva dal rapporto peso/altezza al quadrato. Si parla di normopeso quando questo valore è compreso tra 19 e 25, soprappeso quando il valore è tra 25 e 30, di obesità di primo grado quando il valore è tra 30 e 35, di obesità di secondo grado quando il valore è tra 35 e 40, ed infine di obesità di terzo grado quando il valore supera il 40[9]. Nella valutazione del soggetto obeso sono altresì importanti la rilevazione dei dati antropometrici (misurazione delle circonferenze e, la dove possibile, dello spessore delle pliche) che ci danno una valutazione istantanea della quantità di grasso sottocutaneo, della BIA (Body Impedence Assessment) che determina, grazie alla rilevazione dell’indiretta quantità di massa grassa e magra dell’organismo, la composizione corporea del paziente.
Secondo i dati forniti dall’Oms, globalmente nel 2008, 1.5 miliardi di adulti (età maggiore di 20 anni) erano in sovrappeso. Di questi, 200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne erano obesi. Obesità e sovrappeso, prima considerati problemi solo dei Paesi ricchi, sono ora in crescita anche nei Paesi a basso e medio reddito, specialmente negli insediamenti urbani, e sono ormai riconosciuti come veri e propri problemi di salute pubblica. La condizione di eccesso ponderale è infatti il quinto fattore di rischio per i decessi a livello mondiale, causando ogni anno la morte di circa 2,8 milioni di adulti.  In particolare, l’obesità infantile suscita preoccupazione, avendo raggiunto livelli allarmanti: nel 2010, circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni di età sono stimati in sovrappeso e di questi circa 35 milioni vivono in Paesi in via di sviluppo.  Anche in molti Paesi della Regione europea dell’Oms la prevalenza di obesità si è triplicata dagli anni Ottanta e continua a crescere, in particolare tra i bambini. L’obesità è responsabile del 2-8% dei costi sanitari e del 10-13% dei decessi in diverse parti della Regione. In Italia nel periodo 2001-2009, è aumentata sia la percentuale di coloro che sono in sovrappeso (dal 33,9% nel 2001 al 36,1% nel 2009) sia quella degli obesi (dall’8,5% nel 2001 al 10,3% nel 2009). La quota di popolazione in condizione di eccesso ponderale cresce al crescere dell’età, passando dal 19% tra i 18 e i 24 anni a oltre il 60% tra i 55 e i 74 anni, per poi diminuire lievemente nelle età più anziane (55,9% tra le persone con più di 75 anni). Le condizioni di sovrappeso e obesità sono più diffuse tra gli uomini che tra le donne: il 45,2% degli uomini è in sovrappeso e l’11,3% è obeso rispetto al 27,7% e al 9,3% delle donne. A livello territoriale si osserva che la condizione di sovrappeso e obesità è più diffusa nel Sud (50,9%), in particolare in Molise (51,6%), Campania (51,8%) e Calabria (51,4%).
Ora che abbiamo le idee chiare sull’entità del fenomeno, passiamo a valutare quale sia la strategia migliore per perdere peso e mantenere una condizione ottimale di salute per molto, molto, molto tempo.
Partiamo da alcuni concetti semplici e basilari: se mangiamo troppo ingrassiamo e se mangiamo  nelle giuste quantità, il peso rimane stabile o dimagriamo ed ancora, se abbiniamo al regime alimentare l’attività fisica, il calo ponderale sarà più efficace e duraturo. Ma quale deve essere la restrizione calorica ideale per ottenere un dimagrimento di qualità? Si è stimata una sottrazione compresa tra le 500 e 1000 Kcal giornaliere dal consumo energetico, e questa strategia risulta più efficace[1] e duratura nel tempo.[2]

Il mantenimento del peso corporeo non è solo correlato alla strategia dietetica ma soprattutto all’educazione che si riceve da parte del nutrizionista e quanto questa nuova forma mentis affondi le radici nell’anima del paziente. E’ stato dimostrato, purtroppo, che pochissimi soggetti sottoposti ad un percorso dietetico finalizzato alla perdita di peso, derivanti da uno stato di obesità, mantengono nel tempo i risultati[3], per cui abbracciare un “fitness lifestyle” è alla base del successo. In definitiva è meglio partire convinti, con un progetto a lungo termine, che provare a dimagrire, magari solo per limitare il disagio in spiaggia, anche perché questo approccio porta con se ripercussioni disastrose. Una dieta restrittiva comporta un abbassamento del metabolismo, attuato dall’organismo per diminuire la spesa energetica, onde evitare il consumo di strutture vitali, che porta con se gli strumenti per ingrassare più velocemente una volta interrotto il regime, per poi abbassarsi ulteriormente se si ricade nella stesso circolo vizioso. La ciclicità nella variazione della massa corporea comporta enormi rischi sul piano medico, aumentando il rischio di infarto[4]. Ovviamente questo non deve scoraggiare da iniziare una nuova dieta la dove si abbia avuto un’interruzione dal momento che l’eccesso di grasso è sempre più rischioso della ciclizzazione delle diete. E’ quindi chiaro che il solo approccio dietetico risulta fallimentare, e indovinate un po’ chi  diventa l’attore principale che consente un dimagrimento di qualità protratto nel tempo? Esatto, l’attività fisica! La scienza evidenzia sempre di più che i soggetti fisicamente attivi hanno un controllo della massa corporea ottimale, soprattutto chi adotta un’attività di tipo aerobico[5]. Ma ricordiamo che senza un’adeguata massa muscolare, l’ossidazione degli acidi grassi è ridotta, per cui un programma di allenamento serio dovrebbe prevedere anche esercizi con sovraccarichi. Vediamo dunque quale potrebbe essere il migliore approccio per somministrare al soggetto obeso l’attività fisica.
Iniziamo col dire che esiste una relazione di dose-effetto tra il dispendio energetico totale dell’attività fisica e la riduzione della massa grassa[6]. Nel soggetto obeso non c’è bisogno di incrementare l’intensità dell’esercizio per aumentare il consumo di grasso, bensì è possibile aumentare l’energia derivante dall’ossidazione lipidica mediate l’aumento del minutaggio dell’attività. Un noto studio, infatti, ha evidenziato l’importanza della durata in un programma di calo ponderale su tre gruppi di soggetti maschi che hanno svolto, per 20 settimane, attività aerobica sotto forma di corsa, rispettivamente per 15, 30 e 45 minuti. Rispetto ai sedentari di controllo, il gruppo dei 45 minuti ha ottenuto il massimo dell’effetto dimagrante, che fu attribuito al maggior consumo calorico[7]. Per un soggetto sovrappeso o obeso, ex sedentario, il programma di allenamento deve essere molto progressivo, in modo da proporgli piccoli obbiettivi a breve termine. Si inizia col camminare fino a raggiungere, dopo qualche giorno, una lieve corsetta (ovviamente dipende anche dal grado si obesità). Per ottenere risultati apprezzabili, il tempo è di 12 – 15 settimane. L’esercizio deve essere fatto a cadenza regolare, almeno 3 volte a settimana. Se l’attività è svolta più di 3 volte, l’effetto sarà aumentato e anche questa volta il risultato è da attribuire al dispendio energetico[8].
I consigli dei nutrizionisti e l’attuazione di un allenamento fisico costante, risultano essere l’arma vincente per perseguire l’obbiettivo di un corpo funzionale e sano con un peso corporeo costante nel tempo.
Al mondo tutti abbiamo diritto di migliorare e la scienza ci viene in supporto, indicandoci la via noi dobbiamo solo cogliere il suggerimento e iniziare con il primo passo. 

 

BIBLIOGRAFIA

[1]Severe vs moderate energy restriction with and without exercise in the treatment of obesity: efficiency of weight loss. Sweeney ME1, Hill JO, Heller PA, Baney R, DiGirolamo M.

[2]Long-term weight loss maintenance: assessment of a behavioral and supplemented fasting regimen. Hovell MF1, Koch A, Hofstetter CR, Sipan C, Faucher P, Dellinger A, Borok G, Forsythe A, Felitti VJ.

[3]Severe vs moderate energy restriction with and without exercise in the treatment of obesity: efficiency of weight loss. Sweeney ME1, Hill JO, Heller PA, Baney R, DiGirolamo M.

[4]Association of weight loss and weight fluctuation with mortality among Japanese American men. Iribarren C1, Sharp DS, Burchfiel CM, Petrovitch H.

[5]Exercise-Training Enhances Fat-Free Mass Preservation During Diet-Induced Weight Loss: A Meta-Analytical Finding. D L Ballor, E T Poehlman.

[6]A meta-analysis of the factors affecting exercise-induced changes in body mass, fat mass and fat-free mass in males and females.  Ballor DL1, Keesey RE.

[7]Effects of different durations of physical training on cardiorespiratory function, body composition, and serum lipids.  Milesis CA, Pollock ML, Bah MD, Ayres JJ, Ward A, Linnerud AC.

[8]American College of Sports Medicine Position Statement on Proper and Improper Weight Loss Programs. 1983, Medicine & Science in Sports & Exercise, ISSN: 01959131.

[9]Manuale di nutrizione clinica e scienze dietetiche applicate. P. Binetti, M. Marcelli, R. Baisi.

Dott. Fabrizio D’Agostino

Chinesiologo
Biologo Nutrizionista
Master in Medicina cellulare
Master in dietetica e medicina dello sport

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