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Sovrappeso ed Obesità infantile

Sovrappeso ed Obesità infantile
14 Luglio 2020 sifaformazione_admin
In Blog, Nutrizione

L’obesità è una problematica di salute pubblica. Combatterla non significa sottoporsi a trattamenti dietoterapici ma è necessario attuare un piano di prevenzione partendo dalle scuole modificando così gli stili di vita attraverso modifiche dell’alimentazione e delle attività extra-scolastiche.
La genesi del sovrappeso e dell’obesità riconosce cause multiple che fenotipicamente manifestano i loro effetti nel singolo individuo ma che non sono riconducibili esclusivamente a caratteristiche individuali (genetiche, biologiche, comportamentali, psicologiche).
Un’analisi più articolata, nel valutare anche aspetti sovra-individuali, richiede uno schema interpretativo delle complesse interazioni che esistono tra ambiente ed individuo. In relazione ad attività fisica, dieta ed eccesso ponderale la definizione stessa di ambiente non è sempre facile e non trova un consenso definitivo a livello internazionale.
Il termine “Ambiente Obesogeno” fu coniato nel 1996 ed è comparso per la prima volta in un articolo pubblicato su “The Indipendent” dove si sottolineava la poca attenzione dei genitori verso i giochi in giardino e verso al sicurezza esterna in generale. Lo studio di un ambiente obesogeno necessita la distinzione tra macroambiente e microambiente.
Il microambiente (direttamente influenzabile dal singolo individuo) descrive i contatti tra individui in aree limitate (dalla famiglia alla scuola), mentre il macroambiente fa riferimento alle infrastrutture, ai mezzi di comunicazione, alle normative e alle leggi essendo fortemente condizionato da parti in causa / interessati appartenenti sia al settore pubblico che privato.
Sia per l’età evolutiva che per l’età adulta esiste una numerosa letteratura sulle relazioni dell’ambiente con attività fisica, dieta e presenza di sovrappeso / obesità. Alla luce della necessità di interventi preventivi della malnutrizione per eccesso che siano più incisivi a livello di popolazione, resta dunque fondamentale formulare dei protocolli standardizzati di sorveglianza nutrizionale per la valutazione delle relazioni fra ambiente, attività fisica, dieta ed eccesso ponderale.
L’obesità è il disturbo nutrizionale più comune nella popolazione, sia negli adulti sia nei bambini. L’obesità del bambino è particolarmente preoccupante sia per la persistenza in età adulta (più del 50% dei bambini obesi mantiene l’obesità anche nella maturità) che per l’associazione con la morbilità (insulino-resistenza, intolleranza al glucosio, ipertensione arteriosa, dislipidemie, steatosi epatica ecc). In Campania il 50% dei bambini di scuola elementare è in sovrappeso/obeso e per questo rappresenta la regione con la maggiore percentuale in Italia, la quale è la prima nazione in Europa per questa tematica. L’obesità spesso è legata alle disponibilità economiche associata ad altre cause che possono essere: genetiche, ambientali, sedentarietà, alimentazione eccessiva, ridotta attività fisica (le ultime tre voci sono facilmente modificabili). Inoltre un genitore su tre non ha la percezione dell’eccesso ponderale del figlio, sottostimando la quantità di cibo assunta.
Infatti l’alimentazione svolge un ruolo di primo piano per lo sviluppo ed il mantenimento dell’eccesso di peso, tuttavia l’alimentazione non deve essere considerata indipendentemente dai fabbisogni energetici dell’individuo. Infatti, peso e massa adiposa sono la risultante di un equilibrio dinamico tra entrate ed uscite di energia. I flussi dei nutrienti sono influenzati da molti fattori ma tre di questi giocano un ruolo centrale: l’attività motoria, le porzioni di cibo assunti nei diversi episodi alimentari e la composizione della dieta. Su questi target sensibili si dovrebbe concentrare lo sforzo sia preventivo che terapeutico.
E’ stato dimostrato che la sedentarietà è associata ad un aumento del rischio di sovrappeso e l’esposizione al video, soprattutto nei bambini, e l’uso di mezzi meccanici limitano pesantemente le possibilità di muoversi, anche di camminare. E proprio il cammino anche se a bassa velocità (5-6 km/h) può essere considerato assai utile ai fini del controllo del peso. A bassa velocità si mantiene l’attività metabolica al di sotto della soglia anerobica e si può ottenere il massimo consumo di grassi nell’unità di tempo. Questo garantisce un ritardo nella comparsa dell’affaticamento e quindi di proseguire l’esercizio per più tempo aumentandone il beneficio. Inoltre, camminare è facile, non costa, e si può fare praticamente ovunque.
Inoltre i bambini italiani trascorrono molto tempo davanti alla TV. La media a 10 anni è addirittura tre ore al giorno. Come dimostrato, la semplice riduzione della TV si associa a riduzione del rischio dell’aumento di adiposità nel bambino. La difficoltà è nel riuscire a proporre attività ludiche che siano realmente competitive con i programmi video e che il bambino accetti di eseguire questa attività. L’esempio dei genitori è fondamentale: soprattutto per bambini ma anche per gli adolescenti, le abitudini motorie e lo stile di vita della famiglia è determinante per l’efficacia della terapia oltre che della prevenzione.
In particolare la TV è un fattore di rischio importante di obesità non solo per queste motivazioni ampiamente discusse ma anche perché è un veicolo promotore di cattive abitudini alimentari.

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Dott.ssa Valentina Tranchese

Dietista Nutrizionista – Personal Nutrition Trainer
Dottore in Dietistica e Specialista in Scienze della Nutrizione Umana
Perfezionata in Alimentazione, Alimenti Funzionali e Prodotti Nutraceutici
Esperta in Disturbi della Condotta Alimentare

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