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Infertilità femminile: correlazione tra dieta, stile di vita e obesità

Infertilità femminile: correlazione tra dieta, stile di vita e obesità
14 Luglio 2020 sifaformazione_admin
In Blog, Nutrizione

INFERTILITÀ FEMMINILE: CORRELAZIONE TRA DIETA, STILE DI VITA E OBESITÀ

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Abstract

Nelle giovani coppie si osservano di frequente problematiche di infertilità. Sono in crescita infatti le coppie che si trovano ad affrontare tali problemi. Le cause dell’infertilità, sia femminile che maschile, sono numerose e di diversa natura. Possono essere correlate a specifiche patologie ma anche a fattori sociali (la ricerca di un figlio in tarda età) o allo scorretto stile di vita. Sempre più numerose sono le evidenze di un possibile coinvolgimento della dieta nell’infertilità femminile e nelle diverse patologie ad essa associate. L’infertilità femminile è un disordine strettamente correlato all’obesità. Il suo effetto sul processo riproduttivo comporta anomalie mestruali, aborti spontanei e aumentato rischio di complicanze durante la gravidanza. Al fine di favorire la fertilità, dicono gli esperti, non si può prescindere dallo stile di vita e dall’alimentazione che sono le basi non solo per la salute generale e ginecologica della donna, ma anche, in caso di gravidanza, per la salute ed il corretto sviluppo del feto. Occorre perciò, facendo prevenzione primaria, puntare su una corretta alimentazione poiché il peso corporeo può giocare un ruolo fondamentale.

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L’infertilità è definita come l’incapacità di una coppia di concepire dopo un anno di tentativi. Difficoltà di concepimento e infertilità rappresentano oggi un problema che affligge numerose coppie. L’infertilità può essere legata alla presenza di patologie a trasmissione sessuale (sifilide, gonorrea, chlamydia), o di condizioni come endometriosi, policistosi ovarica (PCOS). Fattori di rischio sono da ricercarsi anche in stili di vita errati (l’uso di droghe, l’abuso di alcool, il fumo, le condizioni lavorative, l’inquinamento, un’intensa attività fisica) o fattori sociali (la ricerca di un figlio in tarda età) che possono essere responsabili di tale condizione (1). Sempre più numerose sono, inoltre, le evidenze di un possibile coinvolgimento della dieta e dello stato nutrizionale nell’infertilità femminile e nelle diverse patologie ad essa associate. L’obesità femminile ha infatti un grande impatto sulla funzione riproduttiva e sull’assetto ormonale femminile. Diversi studi hanno dimostrato, ad esempio, che una riduzione dell’obesità, in particolare dell’obesità addominale comporta miglioramenti delle funzioni riproduttive (2).

Stile di vita
L’ esercizio fisico può influire sul sistema riproduttivo femminile alterando l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. È l’intensità e la frequenza di tale esercizio ad avere importanza. Mentre un’attività fisica moderata migliora le funzioni metaboliche e l’assetto ormonale, con effetti positivi sulla fertilità, un’attività fisica intensa può aumentare il rischio di infertilità.
Anche il fumo di sigaretta, l’assunzione di alcol e di caffeina possono influire sulle capacità di concepimento(1).

Obesità e infertilità
È noto che l’obesità è legata a malattie sistemiche come il diabete mellito, malattie cardiovascolari, iperlipidemia, tumori, ma ha un grande impatto anche sulla funzione riproduttiva e sull’assetto ormonale femminile. Diversi studi hanno dimostrato che una riduzione dell’obesità, in particolare dell’obesità addominale comporta miglioramenti delle funzioni riproduttive. Un BMI elevato e un rapporto via fianchi (WHR) più di 0.8 è associato a irregolarità mestruali e oligomenorrea, come dimostrato da uno studio di coorte prospettico sulle donne che frequentano cliniche di infertilità (il tasso di concepimento diminuisce del 30% ogni aumento di 0.1 unità del WHR)(2).
Il legame tra l’obesità e l’infertilità è complesso. In presenza di obesità si stabilisce una condizione di insulino e leptino resistenza che insieme a ridotti livelli di adiponectina contribuiscono ad alterare sia il meccanismo d’azione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi che la produzione ovarica di steroidi, determinando un’alterazione della sintesi di 17βestradiolo e di progesterone, un incremento del sintesi di testosterone e una ridotta sintesi della proteina SHBG. Infatti nei soggetti obesi vi è un’alterazione nei livelli circolanti della proteina legante gli ormoni sessuali (SHBG), una proteina carrier che lega testosterone e diidrotestosterone con elevata affinità ed estrogeni con affinità inferiore. La distribuzione del grasso corporeo e il grado di obesità sono inversamente correlati ai livelli di SHBG. Donne con adiposità addominale hanno concentrazioni di SHBG più ridotte, ciò comporta una maggiore percentuale di testosterone libera e l’istaurarsi di una condizione di iperandrogenismo, risultante in cicli anovulatori (2).
L’insulino resistenza, invece, determina alterazioni nel rilascio dell’ormone luteinizzante (LH) e dell’ormone follicolo stimolante (FSH), alterazioni della steroidogenesi ovarica, soppressione della sintesi epatica di SHBG. Queste modifiche hanno effetti deleteri sugli ovociti, sui follicoli, a livello endometriale e, di conseguenza, sulla capacità riproduttiva. Oltre all’insulina altri ormoni, come ad esempio la leptina, sono stati scoperti come regolatori importanti dell’omeostasi dell’appetito e dell’energia. Recenti ricerche hanno dimostrato che la leptina svolge un ruolo importante nella normale fisiologia del sistema riproduttivo con complesse interazioni a tutti i livelli dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi: a livello ipotalamico influenza la secrezione di GNRH, mentre a livello dei follicoli e delle ovaie alte concentrazioni di questo ormone interferiscono con la produzione di estradiolo e la maturazione degli ovociti(3-4).
Per quanto riguarda l’adiponectina, bassi livelli sono presenti nei soggetti obesi. Studi in vivo e in vitro dimostrano che l’adiponectina stimola a livello ovarico la steroidogenesi e può giocare un ruolo nello sviluppo pre-impianto dell’embrione e nella recettività uterina. In particolare essa riduce la sintesi del recettore del GNRH e il rilascio di LH.

Endometrosi e obesità
L’endometriosi è un disturbo infiammatorio cronico caratterizzato dalla presenza di endometrio al di fuori della cavità uterina. Circa il 15% delle donne in età fertile sono affette da tale patologia che comporta nel 30-35% delle donne affette problemi di infertilità.
Numerosi studi hanno dimostrato come la dieta e lo stile di vita possano giocare un ruolo importante nel determinare i sintomi legati all’endometriosi modificando lo stato infiammatorio dell’organismo.
Nonostante i dati siano contrastanti, una dieta ricca in frutta, verdura, alimenti ricchi in omega3, calcio e vitamina D sembrano ridurre i sintomi di tale condizione. Al contrario una dieta ricca in carne rossa, alcool, acidi grassi trans è correlata ad un aumento del tasso di endometriosi. Gli acidi grassi omega 6, ad esempio, determinano un aumento di prostaglandine (PGE2) ad azione pro infiammatoria che a loro volta sono responsabili dei sintomi tipici di questa patologia (5). In tal caso più che i livelli di assunzione di ciascuno di questi grassi sembra avere importanza il rapporto tra omega3/omega6, in quanto capace di influenzare il tasso di infiammazione dell’organismo (3). Inoltre anche alti livelli di estrogeni possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di endometriosi. In tal caso il consumo di alimenti a base di soia, o fitoestrogeni in generale, può determinare un aumento dei livelli di tali ormoni ed essere connesso con un maggior rischio di sviluppare tale patologia.
L’assunzione di cibi contenenti sostanze ad azione antiossidante e vitamine (in particolare la vitamina D ma anche le vitamine A, C, E ed il gruppo B) riduce l’incidenza di endometriosi riducendo lo stress ossidativo e interferendo positivamente con il metabolismo degli ormoni steroidei. La concentrazione di vitamina D è inversamente connessa con il rischio di endometriosi. Donne con elevati livelli di vitamina D hanno il 24% in meno di rischio di endometriosi. (4)

PCOS obesità e dieta
Molte donne con problemi di infertilità o con eccesso di androgeni sono affette dalla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Il meccanismo alla base della PCOS non è noto, ma tra le cause metaboliche l’insulino-resistenza svolge un ruolo chiave. Essa determina una maggiore produzione ovarica di androgeni, i quali portano ad una disregolazione nel rilascio di LH ed ad un’anomala crescita dell’endometrio (con conseguenti problemi nell’impianto embrionale). Molte delle donne che presentano PCOS risultano essere sovrappeso o obese. La severità dei sintomi è, infatti, strettamente legata al BMI in quanto l’obesità agisce come amplificatore delle condizioni di insulino resistenza e di iperinsulinemia, che giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo di PCOS. Anche in questo caso, quindi, la dieta e uno stile di vita corretto possono giocare un ruolo importante. Studi effettuati su soggetti obesi affetti da PCOS hanno dimostrato che una restrizione calorica con una perdita del 5-10% del peso corporeo porta ad un miglioramento dei livelli di insulina, dei fattori di crescita insulino-dipendenti, dei livelli di SHBG, e dei cicli mestruali. In tal caso sembra che sia più la restrizione calorica che la tipologia di dieta seguita ad avere un effetto benefico. I risultati migliori si hanno seguendo una dieta lievemente ipocalorica (restrizione di 500-600kcal), incentrata su alimenti a basso indice glicemico (carboidrati non raffinati,cereali integrali) con un incremento del consumo di frutta e verdura (2).

Strategie dietetiche per il trattamento dell’infertilità
Data la stretta correlazione tra obesità, abitudini alimentari e condizioni che sono responsabili di infertilità, il trattamento dell’obesità stessa rappresenta una delle prime strategie da mettere in atto. Per quanto riguarda i carboidrati quindi fondamentale scegliere quelli a basso indice glicemico. Marsh et al. hanno condotto uno studio su 96 donne affette da PCOS dimostrando che una dieta a basso indice glicemico ha effetti migliori rispetto ad un regime dietetico convenzionale, in quanto migliora non solo il profilo metabolico (obesità addominale) e ormonale (livelli di grelina e leptina) ma anche l’attività riproduttiva stessa (aumentando il numero di oociti, le gravidanze e riducendo il numero di aborti). Inoltre questi studi hanno evidenziato che una rapida perdita di peso con una notevole riduzione calorica ha effetti negativi alterando l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi a sfavore del sistema riproduttivo. Al contrario una restrizione calorica moderata che comporta una perdita di peso graduale (5-10%) in circa 5-6 mesi può migliorare sia lo stato metabolico che riproduttivo di queste donne. In questo studio, inoltre, alla perdita di peso si è associata anche una riduzione dei livelli di leptina che a sua volta si è tradotto in un aumento del numero di oociti (4). Oltre all’indice glicemico degli alimenti sembra avere importanza anche la quantità e la tipologia di grassi assunti con l’alimentazione. Mentre il consumo di acidi grassi trans, è associato ad alterazioni ormonali,insulino resistenza, un aumento del tasso di infiammazione (tutti fattori che possono influire negativamente sulla funzionalità ovarica); una dieta ricca in MUFA e PUFA invece è associata ad un ridotto rischio di infertilità ovarica. Molti studi hanno dimostrato che una maggiore assunzione di acidi grassi polinsaturi è associata ad un miglioramento del profilo metabolico e ormonale in donne affette da PCOS. Ciò che sembra essere importante è però il rapporto tra omega 6/3, che oggi è nettamente a favore degli omega 6. Questo sembra essere correlato ad una ridotta fertilità, in quanto un’alterazione di tale rapporto è legato ad un aumento della sintesi di prostaglandine ad azione pro-infiammatoria ed ad un’alterata produzione di ormoni steroidei al livello ovarico (3). Al contrario una dieta ricca in omega 3 aumenta i livelli di 17β-estradiolo determinando un incremento nella secrezione di GNRH e quindi nel rilascio di LH, aumenta la concentrazione plasmatica degli ormoni steroidei e ne stimola il rilascio a livello ovarico. Inoltre l’assunzione di grassi MUFA è correlato ad una fase luteale più lunga e quindi a maggiore fertilità.
Relativamente alle proteine, invece, i dati sono molto contrastanti. Il Nurses Health Study II afferma che più della quantità di proteine assunte sia la tipologia di proteine ad avere importanza. Mentre l’assunzione di carne rossa, pollo e tacchino è correlata ad un maggiore tasso di alterazioni ovulatorie, l’assunzione di proteine di origine vegetale ne determina una riduzione (1).
Per i prodotti latto-caseari i dati sono contraddittori. In generale si consiglia di limitare il consumo di latticini, soprattutto nei casi di PCOS e di ridotti livelli di estrogeni, cicli anovulatori. Tuttavia l’assunzione di latticini ad alto contenuto di grassi, essendo associati ad una maggiore concentrazione ematica di LH, possono essere utili se vi è un deficit di fase luteale.
Molto importante è anche l’assunzione di vitamine che esplicano un’azione antiossidante (D-E-C).Ad esempio in diversi studi è stata trovata una connessione tra infertilità e bassi livelli di vit. D, non confermata però in tutti gli studi presenti in letteratura.
I cicli anovulatori sono correlati anche a scarso apporto di folati: qsta vitamina sembra essere direttamente proporzionale alla produzione di progesterone e al picco di LH indispensabile all’avvenimento dell’ovulazione stessa. Si consiglia a donne dai frequenti cicli anovulatori o nelle quali sia stata rilevata carenza di progesterone di incrementare il consumo di alimenti ricchi in acido folico.
Infine anche pesticidi e composti chimici presenti sugli alimenti come contaminanti, come il policlorobifenili (PCBs). Questi composti tendono ad accumularsi nei grassi contenuti soprattutto nelle carni e nei prodotti caseari e possono interferire con il sistema riproduttivo.
Sebbene negli ultimi anni le pubblicazioni sulla connessione tra dieta e infertilità siano numerose ancora c’è tanto da chiarire.

BIBLIOGRAFIA
1. The impact of lifestyle modifications, diet, and vitamin supplementation on natural fertility, Gretchen Garbe Collins and Brooke V. Rossi
2. Impact of obesity on female fertility and fertility treatment. Zain MM, Norman RJ.
3. The Deep Correlation between Energy Metabolism and Reproduction: A View on the Effects of Nutrition for Women Fertility; Roberta Fontana and Sara Della Torre
4. Short-term effects of a hypocaloric diet with low glycemic index and low glycemic load on body adiposity, metabolic variables, ghrelin, leptin, and pregnancy rate in overweight and obese infertile women: a randomized controlled trial; Geórgia F Becker Eduardo P Passos and Cileide C Moulin
5. Influence of diet on the risk of developing endometriosis; Joanna Jurkiewicz-Przondziono Magdalena Lemm, Anna Kwiatkowska-Pamuła,Ewa Ziółko, Mariusz K. Wójtowicz

Dott.ssa Ornella De Gironimo

Biologa nutrizionista

Specialista in Scienza dell’alimentazione

Esperta di alimentazione nell’insufficienza renale cronica e nel trapianto d’organo

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