Ortoressia: un disturbo alimentare subdulo e in costante crescita - Sifa Formazione

Ortoressia: un disturbo alimentare subdulo e in costante crescita

Ortoressia: un disturbo alimentare subdulo e in costante crescita
30 Dicembre 2020 Fabrizio D'Agostino
In Blog, Nutrizione

Cos’è l’ortoressia

Il termine “Ortoressia”, dal greco orthos (giusto, sano) e orexis (appetito), venne coniato per la
prima volta nel 1997 dal dietologo Steven Bratman che lo utilizzò per descrivere “l’ossessione per
il consumo di cibi sani e naturali”.
La prevalenza di tale disturbo varia oggi tra lo 0.9% e il 6.9% e, come fa emergere il Ministrero
della Salute, dei 3 milioni di italiani affetti dai diversi disturbi alimentari circa il 15% soffrirebbe di
ortoressia.
I dati dunque spiegano il perché sia estremamente necessario, per i professionisti della nutrizione,
conoscere i comportamenti alimentari più spesso riscontrati in un individuo ortoressico, al fine di
identificare il giusto trattamento.
Secondo il DSM-V i criteri diagnostici per diagnosticare un disturbo ortoressico sono:

1. Anomalie nel modo di alimentarsi e assenza di interesse per il cibo, comportamenti che
possono tradursi in una significativa perdita di peso e in carenze nutrizionali

2. Assenza di alterata percezione del proprio peso o della forma del proprio corpo

3. Assenza di altre condizioni patologiche e/o disturbi mentali, eventualmente attribuibili al
disturbo.

Come si manifesta

Per capire le cause che si celano dietro a tale disturbo però è bene, prima di tutto, buttare un
occhio sul contesto culturale nel quale viviamo e su come il soggetto ortoressico vi sia inserito.
Senz’altro infatti l’aumentata conoscenza e informazione, insieme al dilagare di integralismi
alimentari (“no cabs diet”, “sugar-free diet”, “no-OGM”,…) rientrano tra i fattori sociali e culturali
che hanno determinato in alcuni soggetti una forte tendenza a rifiutare sistematicamente alcuni
cibi ritenuti “pericolosi per la salute”.
A questo, si affianca un’attenzione maniacale a consumare solo alimenti sani, privi di conservanti,
coloranti o pesticidi e una cura maniacale per i metodi di cottura e per la preparazione del cibo.
Un ortoressico può passare anche ore ad ispezionare la fonte del cibo o a leggere le etichette al
fine di valutare con precisione la qualità e la provenienza degli ingredienti.

Le conseguenze

L’ortoressia inizia in modo insidioso e inizialmente potrebbe sembrare solo un modo per
correggere comportamenti alimentari errate.
Protratto nel tempo però, questo disturbo determina per il soggetto una perdita della convivialità
o della fiducia verso ciò che cucinano o che addirittura mangiano gli altri.
Chi soffre di ortoressia infatti tende ad isolarsi perché la qualità del cibo consumato ha
un’importanza maggioritaria rispetto a tutto il resto e perfino rispetto agli affetti e alle relazioni
interpersonali.
Oltre ai disagi psicosociali però, l’ortoressico va incontro anche problemi fisici più o meno gravi: si
va dalle carenze nutrizionali, dovute all’eliminazione nella dieta di interi gruppi di nutrienti, fino a
osteopenia e problemi cardiovascolari.
Di fatto quindi l’ortoressico, se pur inizialmente intenzionato a migliorare la sua vita, arriva solo a
peggiorarla e a ridurne la qualità.

Anoressia e ortoressia: sovrapposizioni e differenze

L’ortoressia ha dei confini diagnostici molto sottili ed è tuttora al centro di un dibattito: molti
infatti la definiscono come una sottocategoria dell’anoressia e non come un disturbo unico e
assestante.
In effetti, ortoressia e anoressia presentano dei tratti comuni, che sono spesso causa di
sovrapposizione diagnostica: tra i più noti troviamo ansia, forte autocontrollo, perfezionismo,
notevole perdita di peso e negazione della condizione patologica.
Sebbene esistano dei test specifici per la diagnosi di ortoressia, come l’ORTO-15 validato da
Donnini nel 2004, è sempre bene sottolineare le differenze fra i due disturbi al fine di individuare
la giusta strategia.
Prima di tutto, l’esordio dell’ortoressia non è necessariamente legato ad una bassa autostima e le
ossessione non riguardano il peso e/p la quantità degli alimenti, come avviene per l’anoressia,
quanto più la loro qualità.
Inoltre, mentre l’anoressico tende a nascondere le sue abitudini alimentari, l’ortoressico, data la
sua convinzione di adottare comportamenti sani e giusti, le mostra fieramente.

Conclusioni

La crescente diffusione di stereotipi culturali e fisici sta causando, in maniera forte e costante,
l’esacerbazione di disturbi già noti, anoressia e bulimia principalmente, e l’affermazione di altri
come l’ortoressia e la vigoressia (eccessiva attenzione all’aspetto fisico, all’allenamento e
all’alimentazione iper-proteica).
In particolare, la prevalenza dell’ortoressia sta aumentando in maniera considerevole e questo
rende difficile ignorarla.
Inoltre, data la labilità dei suoi confini diagnostici, è bene per i professionisti della nutrizione avere
chiari i criteri che la caratterizzano, evitando sovrapposizioni diagnostiche specie con l’anoressia.

AUTORE
Dott. Fabrizio D’Agostino

  • Laureato in Scienze Motorie
  • Laureato in Biotecnologie per la salute
  • Laurea specialistica in Scienze della Nutrizione Umana
  • Master in Dietetica Applicata allo Stile di Vita: dalla Sedentarietà all’Attività Sportiva
  • Presidente della SIFA (Società Italiana Fitness e Alimentazione)
  • Ideatore del software per l’allenamento Fitnessplay.net 
  • Ideatore del software nutrizionale Sifadieta.com

 

Bibliografia e Sitografia

Ortoressia e Vigoressia: due nuove forme di fanatismo?, Garano C. et al., Associazione di Psicologia
Cognitiva (APC), Roma, 2016

www.nutrition-foundation.it

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